Ceglie Messapica
Quando l’eredità è un biscotto
Scritto da redazione Divingusto   
Mercoledì 14 Luglio 2010 15:51

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Il segreto che riguarda il giusto dosaggio e i tempi di cottura è gelosamente custodito dalle anziane signore e forse non sarà mai svelato, ma gli ingredienti di base del biscotto cegliese sono ormai noti. Ingredienti semplici come uova, zucchero e soprattutto mandorle e marmellata di ciliegia o di amarena, ma che hanno una peculiarità importante: devono essere del luogo.

Le mandorle, infatti devono essere principalmente della varietà cegliese (du riviézz, cioè del pettirosso, giacché è talmente tenera e succosa da essere fortemente gradita ai piccoli pennuti), le ciliege della qualità detta capa di serpa o mascialora o ancora cirasona e infine l’uva per la confettura quella caratteristica dei vitigni autoctoni brindisini.

Questi dolci tipici in passato erano indispensabili sulle tavole delle famiglie contadine in occasione delle feste importanti e dei banchetti nuziali, mentre oggi sono venduti in tutti i bar e le pasticcerie di Ceglie oltre ad essere offerti in tutti i ristoranti della zona in una versione magari non proprio originale ma comunque gustosa.

Tuttavia essi rappresentano una vera e propria eredità della tradizione artigianale e contadina della nostra terra, ecco perché dopo un lungo e articolato percorso U pescquet, nome con cui i locali chiamano questo biscotto di forma quadrangolare irregolare il 3 giugno 2010 ha finalmente ottenuto il riconoscimento di “Presidio” da parte di Slow Food.


Appuntamento quindi al Divingusto - Puglia Food & wine festival per assaggiare il biscotto cegliese e magari riuscire a carpire il segreto della sua bontà.
 

Consorzio Biscotto Cegliese

 
Ceglie Messapica tra arte e leggenda
Scritto da redazione Divingusto   
Lunedi 12 Luglio 2010 14:35

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Visto da lontano, il profilo di Ceglie Messapica appare come un paesaggio da cartolina che si staglia con forza contro il cielo: un colle alto 300 metri sovrastato da un’altezzosa torre smerlata completamente incorniciata da un groviglio di candidi vicoli scoscesi e tortuosi.
Intrise di leggenda, le sue antichissime origini e la sua storia sono strettamente legate alla civiltà Messapica a cui deve il suo nome e le cui testimonianze sono visibili ancora oggi nel centro storico ancora intatto.
Secondo la tradizione, la fondazione di questo splendido centro brindisino sarebbe dovuta al mitico popolo dei Pelasgi che, arrivato in Puglia dall'Oriente, realizzò le quattro cinte murarie e le cosiddette Specchie, particolari strutture architettoniche composte da enormi blocchi litici.

Intorno al 700 a.C, in seguito all'arrivo di coloni greci in questa zona, la città assunse il nome di Kailìa. In questo periodo l’architettura della città cominciò a delinearsi. Oltre alle fortificazioni i cui scarsi resti odierni sono noti con il nome di "Paretone", sorsero i primi santuari extraurbani dedicati alle divinità elleniche.
Divenuta capitale militare del popolo dei Messapi entrò in lotta contro la greca Taranto, la quale aspirando ad uno sbocco sul mar Adriatico, giunse a sottomettere alla propria sfera d'influenza tutti i centri messapici uno dopo l'altro.
Della civiltà messapica rimangono numerosi resti archeologici come il sistema difensivo e la necropoli, senza contare le innumerevoli iscrizioni, monete e vasi, in massima parte dispersi in collezioni private.
Lì dove ora è visibile  il borgo antico, un tempo sorgevano gli edifici pubblici più importanti ed i templi delle divinità protettrici che erano orientati verso la vasta agorà (l'odierno Largo Ognissanti).

In epoca romana, proprio in seguito a quest’ultima sconfitta, la città decadde e fu ridotta ad un villaggio. Nel tempo fu solo grazie all’intervento di diversi feudatari prima e di ricche famiglie dopo che la cittadina riuscì a riscattarsi fino a raggiungere, agli inizi del XX secolo, un periodo di nuova fioritura e di crescita demografica.