Al Divingusto 2010 tutto il sapore della tradizione casearia di 30 anni fa.
Scritto da redazione Divingusto   
Lunedi 28 Giugno 2010 14:54

caseificio.jpgL’arrivo del latte al mattino prestissimo, l’attesa per la sedimentazione del caglio, le mani esperte che modellano la mozzarella; tutto questo e tanto altro è il Caseificio Pioggia, una delle aziende presenti ne “I Percorsi del Gusto”.

Fondata più di trent’anni fa da Giovanni Pioggia, questa azienda specializzata in produzione di caciocavallo e semi-stagionati come la ricotta, è la tipica testimonianza di come l’amore e l’attenzione per il proprio lavoro offrano un prodotto di altissima qualità, vanto dell’eccellenza enogastronomica pugliese. Qui, oggi come ieri, i metodi sono sempre gli stessi, fedeli agli insegnamenti dell’antica tradizione contadina. Il latte utilizzato, per esempio, proviene da allevamenti di zone limitrofe in modo da avere il controllo e la garanzia della genuinità del prodotto sin dall’origine della produzione.

E’ proprio per conoscere direttamente i prodotti artigianali attraverso gli assaggi, per poterne sentire la storia attraverso il sapore che Divingusto ha pensato a I Percorsi del Gusto. Completamente immersi nello splendido scenario di Ceglie Messapica, il 24 e il 25 Luglio, in questo spazio gli stand di alcune aziende locali che si sono contraddistinte per i metodi di produzione biologici ed ecosostenibili, offriranno al pubblico una degustazione del frutto del loro lavoro.

Appuntamento quindi con il Caseificio Pioggia, per poter gustare tutta la bontà, la sapienza e l’esperienza tramandata di generazione in generazione dei loro formaggi.

 
Al Divingusto Festival 2010, i bambini e l’arte del pane
Scritto da redazione Divingusto   
Lunedi 14 Giugno 2010 15:18

impasto-bambino.jpgTra assaggi, degustazioni ed eventi culinari pensati per il piacere dei grandi, tra le novità del Divingusto 2010 ce n’é una ideata anche per un altro tipo di pubblico: i bambini.
Con il progetto “C’era una volta…il pane”, quest’anno, ad ogni giovanissimo partecipante sarà data l’opportunità di cimentarsi con la preparazione di uno degli alimenti più tipici e famosi della nostra cultura alimentare: il pane.
Coinvolgere i bambini, stimolare la loro attenzione e la loro curiosità, insegnargli come da una semplice spiga si possa ricavare il prodotto più caratteristico delle nostre tavole quotidiane: ecco la scommessa dell’iniziativa. 
A dettare tempi e procedimenti, in un’atmosfera di divertimento e gioco, ci sarà Nicola Casulli proprietario della Masseria Didattica Montedoro a Ceglie Messapica. Con lui ogni bambino potrà infatti provare ad impastare acqua, farina e sale, osservare il pane gonfiarsi con la lievitazione naturale e aspettare che la cottura nel forno a legna renda dorato e fragrante il frutto del proprio lavoro.
I laboratori, che avranno la durata di due ore ciascuno e al quale è necessaria l’iscrizione, sono completamente gratuiti.

Per maggiori informazioni su iscrizione e modalità cliccare qui.

Foto di journeyswithasimplegirl

 
Intervista a Giacomo Mojoli
Scritto da redazione Divingusto   
Giovedi 10 Giugno 2010 14:12

 

Intervista telefonica a Giacomo Mojoli (12/05/10)

Tra i fondatori di Slow Food, oggi docente universitario e giornalista, Giacomo Mojoli è uno dei maggiori esperti del costume e della cultura gastronomica giapponese. Come nasce questa passione per il Giappone?

Giacomo Mojoli.jpgNasce più di 25 anni fa dalla lettura di un magnifico libro di Roland Barthes “L’impero dei Segni” che, in epoche non sospette, fuori dalle mode, metteva in campo questa meravigliosa cultura. Ma soprattutto nasce da una mia passione, il the, e nello specifico il the verde, e da, ormai, più di 20 viaggi iniziati anche attraverso interessanti contatti ed incontri con personaggi del governo giapponese, ministri, come il primo ministro Koizumi, ma soprattutto con tanti personaggi, agricoltori, contadini, coltivatori di the, produttori di sakè, persone semplici che mi hanno insegnato ad amare una cultura meravigliosa.

In una sua passata intervista, citando Fosco Maraini definiva il “Giappone un paese misterioso”. Al di là delle tendenze e delle ultime mode, quali sono gli aspetti più profondi di questa civiltà che, appunto, ha conosciuto nei suoi innumerevoli viaggi?

Io credo che si debba proprio parlare di aspetti profondi. Fosco Maraini è stato uno dei più grandi conoscitori, ma anche narratori delle tradizioni, della cultura, della antropologia di questo paese e di questo popolo. Quello che mi ha sempre affascinato è che esiste uno stile giapponese, che proprio al di là delle mode e di tanti esotismi di maniera, è presente in tanta sensibilità, in tanti modi di intendere la quotidianità. In Giappone esiste una grandissima attenzione verso lo spirito delle cose. Noi forse per spirito delle cose potremmo intendere l’importanza del gesto, del saper fare, dell’artigianalità che c’è dietro la fabbricazione di un oggetto. Ecco, quello che i giapponesi hanno è mettere al primo posto l’attenzione rivolta alla materia, attenzione che ritroviamo nel cibo, ma anche nel design, nella moda. Io credo che dietro la cultura giapponese ci sia uno stile e ci siano tante sensibilità che vadano recuperate e che ci possono aiutare a capire, a interpretare molto meglio di quanto sovente non facciamo, tanti piccoli pezzetti della nostra vita quotidiana.

Una conoscenza profonda quindi la sua per il Giappone. Una conoscenza che l’ha aiutata anche a scoprire Keiko Kato e Maika Masuko, due artiste, appunto, giapponesi, che raccontano il mondo del vino attraverso una fotografia straordinaria. Come le ha conosciute? Quali sono le peculiarità dei lavori di queste due artiste giapponesi?

Devo dire che parlare di 2 figure come Keiko e come Maika è un po’ come parlare, non vorrei sembrare esagerato, dell’essenza e della sensibilità del Giappone. Io ho conosciuto Keiko e Maika nell’occasione di una delle edizioni del Salone Internazione del Gusto, ma poi le ho riviste nei miei viaggi, numerose volte a Tokyo, a Kyoto e in diverse situazioni in Giappone e soprattutto ho avuto, come dire, la fortuna, il privilegio di mangiare sovente con loro, dove mangiare è un atto completo.
Mangiare insieme a due personaggi di una cultura come la loro, totale nei confronti del Giappone, è un po’ come fare un viaggio dentro il Giappone.
Bere con loro il the verde è un po’ come conoscere la cultura generale di questo popolo e di questo paese. Parlare con loro e degustare del sakè è un po’ come, per noi, incontrare un grande personaggio del vino e poter parlare con lui di enologia e di viticoltura
La loro caratteristica è di pensare alla fotografia in bianco e nero, dove il bianco e nero, paradossalmente, non è una limitazione ma è proprio un modo di  penetrare di più la loro visione dell’immagine.  Loro hanno poi un uso singolare della fotografia che riportano trattando la carta di riso che è concepita, come dire, come una materia sulla quale andare a incidere la loro sensibilità fotografica. Ecco io credo che soprattutto nel loro lavoro ci sia oltre che un fatto estetico, un grande elemento umano.

Quindi le due artiste Keiko Kato e Maika Masuko hanno come soggetto delle loro fotografie i grandi viticoltori che hanno avuto modo di conoscere nei loro viaggi.
In queste fotografie e nei loro lavori in generale quanto è in che modo è presente lo stile giapponese?


Io direi in un modo determinante. Bisogna saperlo leggere, saperlo scoprire. Molte volte nel non detto c’è l’essenza del loro ragionamento. Io ribadisco che il loro lavoro è un lavoro che tende a mettere in evidenza  il fattore umano delle figure degli uomini o delle donne che loro fotografano.
Per loro la fotografia è un po’ come una ricerca, tanto è vero che prima di fotografare un soggetto loro desiderano chiacchierare con questa persona, capirne un  po’ la filosofia, il modo di pensare, il modo di vivere. Mettono in evidenza  insieme i frammenti.
Il corpo diventa una specie di manifestazione indiretta del pensiero dell’uomo che loro vogliono fotografare. Quindi secondo il loro modo di intendere la fotografia, dietro l’immagine c’è qualcosa che trasmette ancora di più della parola.
Per cui il loro è un lavoro artigianale: potremmo paragonarlo a un lavoro di un giapponese che lavora la ceramica, oppure incide il legno, oppure lavora sui coltelli. Quindi un saper fare delle mani, ma anche un saper vedere oltre l’immagine stessa. Ecco, io credo che questa sia un po’ la loro peculiarità, la loro caratteristica e che, per certi versi, è un po’ l’idea generale che i giapponesi hanno dell’arte, del gesto, dei significati.

Sappiamo che le due artiste saranno presenti con la loro mostra personale “La terra, la vite, le mani” nella  prossima edizione del Divingusto Festival, che la vede anche tra i curatori. Un festival che si terrà a Ceglie Messapica, il prossimo sabato 24 e domenica 25 luglio.
Come si inserisce la loro arte  all’interno del Festival e più in generale nella cultura pugliese?


Io credo che il legame stretto, il filo che lega la sensibilità di queste due artiste a questo festival sia il territorio, la terra, com’è nel titolo poi della loro mostra fotografica. Ci troviamo in una zona della Puglia che è in grado di parlare con i propri sapori, con le proprie luci, con le proprie sfumature, con la propria storia, con la propria identità di un passato importante, ma anche di un presente che, soprattutto per delle fotografe sensibili come Maiko e Keiko, può rappresentare una specie di laboratorio, di scenario dentro il quale portare il loro modo di intendere, appunto, la terra ma anche il lavoro dell’uomo.
Durante il festival non ci saranno solo rappresentate le tradizioni alimentari, gastronomiche, e viticole della Puglia. Queste sono un elemento fondamentale importante, ma dietro questi prodotti ci sono tanti mestieri, c’è una capacità di saper lavorare con le mani oltre che con il pensiero. Sta qui l’interesse, il legame tra il lavoro di queste artiste e la possibilità che queste artiste, in un futuro, possano vedere nella Puglia uno scenario dentro il quale portare e attingere per il loro lavoro.
Non dimentichiamoci, poi, che esistono anche delle affinità tra queste due realtà, quella della Puglia, in un certo senso, e quella del Giappone, che li vede legate attorno al fatto della grande attenzione verso taluni prodotti della terra. Il Giappone è un paese dove i frutti della terra, le verdure, gli ortaggi soprattutto in città come Kyoto, oppure nel sud di questo paese, hanno un valore molto forte. Io credo che, in  un certo senso, La Puglia sia un po’ lo scrigno, in Italia, della biodiversità, della qualità e delle tipologie produttive dal un punto di vista orticolo Questo è, se vogliamo, dal punto di vista gastronomico un legame molto forte, esiste tra i due paesi. Ma non solo.
Esiste una tradizione, non voglio scadere nella banalità, per cui non vi parlerò del sushi, ma vi parlerò dell’attenzione che il popolo giapponese ha nei confronti delle produzioni ittiche, nei confronti del pesce.  Non dimentichiamoci che Keiko e Maika oltre ad essere delle artisti sono delle grandi conoscitrici del mondo vitivinicolo, sono delle grandi conoscitrici della cultura gastronomica del loro paese ma anche dell’Italia, che conoscono molto bene per aver viaggiato per anni in lungo e in largo lungo i territori delle migliori produzioni agricole e gastronomiche.
Per cui o credo che questo incontro, e il titolo ne riassume il significato “La terra, la vite, le mani”, potrà, io credo e io spero,  essere foriero di progetti futuri. Non dimentichiamoci mai che un territorio è forte nella sua identità, se proprio in virtù di questa identità, è capace poi di aprirsi verso l'esterno. Sintetizzerei il tutto con un vecchio ma significativo slogan. “Bisogna imparare sempre di più a pensare localmente, ma a saper vedere a saper progettare e aver poi delle visioni globali”. 

Ringraziamo i seguenti artisti per le foto nella slideshow:

Keiko Kaito e Maika Masuko (http://www.signee-maika.com)
colodio (http://www.flickr.com/people/colodio)
Geoff Peters (http://www.flickr.com/people/gpeters)
miwa** (http://www.flickr.com/photos/miwa)
photosapience (http://www.flickr.com/photos/litwinenko)

 

 
Antonio Carluccio, uno degli chef Italiani più conosciuti nel Regno Unito, in Australia e negli Usa, ospite del Divingusto Festival 2010
Scritto da redazione Divingusto   
Giovedi 06 maggio 2010 00:00

Capelli bianchi, voce profonda e sorriso contagioso: sono questi i tratti distintivi di Antonio Carluccio, lo chef italiano che gli inglesi considerano il maggior esperto di gastronomia italiana nel Regno Unito.
Proprio lui, il fondatore della catena di ristoranti e bistrot più conosciuta a Londra, i Carluccio’s Caffè, sarà ospite della seconda edizione del Divingusto Festival, a Ceglie Messapica, sabato 24 e domenica 25 Luglio 2010.
Il Times l'ha definito un'istituzione di Londra, il Sunday Telegraph ha scritto che la sua catena di caffè e ristoranti hanno fatto la differenza sulla scena della ristorazione inglese.

Tutto inizia nel '75, quando, un nuovo amore lo porta a Londra. E qui si inventa cuoco senza aver mai fatto lo chef in un ristorante. Spinto da alcuni amici che apprezzano le sue doti culinarie partecipa ad un concorso del Sunday Times per cuochi non professionali. Il suo piatto di salmone e sogliola in barcarola - due filettini adagiati su una zucchina scavata conditi con una crema di zabaglione - vince il secondo premio. In pochi mesi arrivano un sacco di proposte. Carluccio comincia a fare dei programmi di cucina sulla Bbc. Il suo inglese basic piace molto, il look è quello giusto. Carluccio viene invitato in tutto il paese. Gli inglesi scoprono con lui i funghi che normalmente non mangiano o considerano una cosa troppo raffinata da francesi. Carluccio racconta in tv come si raccolgono e come si cuociono. Una volta l'anno il principe Carlo d'Inghilterra gli chiede consigli.
Con la notorietà in tv, arrivano i libri che vendono anche mezzo milione di copie.
Da allora Antonio Carluccio è diventato una vera e propria icona della cucina italiana nel Regno Unito, riconosciuta anche a livello istituzionale, come attestano le 2 prestigiose onorificenze ricevute: il titolo di “Commendatore O.M.R.I.”, nel 1998, dal Presidente della Repubblica Italiana per i “servizi resi alla gastronomia italiana nel mondo” e l’OBE (Ordine dell’Impero Britannico), nel 2007, dalla Regina Elisabetta.

 

 
Si respira profumo di Puglia all'Abergavenny Food Festival 2010
Scritto da redazione Divingusto   
Lunedi 26 Aprile 2010 10:31


 

La magia del Divingusto si protrae anche dopo l’estate: confermata, infatti, la presenza del Divingusto Festival, come ambasciatore delle eccellenze nostrane, all’Abergavenny Food Festival. La prossima edizione del Festival enogastronomico gallese, considerato uno dei più "cool" del Regno Unito, si terrà il prossimo 18 e 19 settembre, nella piccola e caratteristica cittadina di Abergavenny, che ogni anno viene invasa da più di 30.000 visitatori provenienti da ogni parte del mondo.
Quello che contraddistingue questo Festival è la sua atmosfera, divertente e informale, in cui trovano spazio le realtà gastromomiche ed enologiche più autentiche della Regione e del Regno Unito, personalità di notevole prestigio (come Tom Parker Bowles) del panorama non solo culinario, ma anche musicale e letterario mondiale e spettacoli di notevole fascino e suggestione.
Il Divingusto si prepara a vivere tutta la convivialità e la gioia che si respira ad Abergavenny e a far conoscere alla comunità del Festival l’identità e la storia della Puglia e dell’Italia, attraverso il meglio delle sue produzioni enogastronomiche.
 

 
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